The future’s here said the pioneer

The Devil’s Dancers – Song interpretation

I’m listening to this song ‘The Devil’s Dancers’ a lot these days because it reminds me of my friends and Glasgow etc., in it there’s a verse that sings “the future’s here said the pioneer” which keeps popping up in my head, and has got me thinking. I’m a bit obsessed with this verse, to me it epitomises the obsession the past has with the future. That is, to me this obsession with the future is something that characterises the past, say from the post-war until 2020. From the understanding I have of these years, there is an ongoing trend of this yearning for the future, and for all that it promised. Understandably during the post-war recovery, and the rise of capitalism and consumerism and the restoration of the economy, there must have been a very strong yearning for this idea of a better future, which seems to persist beyond the post-war recovery. Maybe I’m talking nonsense, but this is just what goes on in my head when I listen to this song… but it’s really interesting to me, because in the 60s, 70s, 80s, 90s, the world seemed to change so rapidly with the rise of technology and all the other societal shifts that marked those years, which all seemed the result of this longing and romanticisation of the future. So, that’s what this song lyrics represents to me, the idea of a ‘pioneer’ of the future, who is forcing the future onto the present – a critique of this mentality of the romanticised future. It’s interesting, because this notion of longing for the future is undeniably still infiltrated in our society, although now we are starting to see that it is an unhealthy desire.

To listen to this song (which I’m not sure even means to evoke the interpretation I’m having) within the context that we’re living now is even more interesting, because I think this longing for the future stopped with the pandemic. Or at least to me. Of course, it’s likely this is the case because there is a sense of lost hope for the future, but I also think it’s because there is a general feeling of not wanting to advance further, that we finally feel that we are in the future we longed for for so long, and we don’t want to go further, or perhaps we don’t want it now that we know how it is. Which to me is a lesson within itself, and which is why this is a great song and you should listen to it.

What are your thoughts?

I benefici dell’arte durante la pandemia

Prima di tutto, cos’è l’arte?

Questa è una domanda che mi affascina molto perché in realtà non credo che l’arte si possa definire precisamente.

Secondo Google, l’arte si definisce come:

«L’espressione o applicazione delle capacità creative e immaginative umane, tipicamente nella forma del visuale, come la pittura o la scultura, opere primariamente  apprezzate per la loro bellezza o potere emotivo.»

Non so voi, ma direi che l’arte possa definirsi e interpretarsi diversamente da ogni individuo, e si può trovare in ogni cosa, perfino le cose più banali.

Io personalmente, per molto tempo, pensavo che l’arte si definisse più globalmente come: qualcosa che non si è mai visto prima… una creazione senza precedenti che rivoluzione in suo modo il mondo, che porta delle spiegazioni allo sconosciuto o genera delle nuove idee.”

Ma anche così, questa definizione fa soltanto luce all’aspetto innovativo dell’arte, di quello che mette al mondo, però non credo che l’arte rappresenti soltanto questo. durante la pandemia soprattutto, ho capito che l’arte non deve innovare, non deve impressionare o piacere, non deve neanche emozionare. 

Soprattutto, ho capito che l’arte non deve sempre dare… che siano spiegazioni, emozioni, piaceri… perché dietro l’arte siamo tutti noi, siamo noi che attraverso l’arte ci liberiamo di ciò che abbiamo dentro, e perciò l’arte è semplicemente un medio con cui esprimiamo la nostra umanità, qualunque modo sia. Mi piace pensare che l’arte non appartenga a nessuno e non si deve essere “capaci” o cosiddetti “creativi” per creare dell’arte.

Come mi aiutò personalmente l’arte durante la pandemia

Durante la pandemia, io mi sono girata verso l’arte, in parte perché avevo finalmente il tempo per impegnarmi veramente, d’altra parte perché ne avevo bisogno. Sono sempre stata molto affascinata dall’arte, e mi è sempre piaciuta – la musica, disegnare, scrivere, insomma cercare di vedere il mondo in un modo più romantico, magari per me è anche una specie di escapismo. Ma durante la pandemia, questo escapismo e romanticizzazione sono diventati dei bisogni piuttosto che passatempi. 

Ho finalmente potuto finire dei ritratti che avevo cominciato ma mai finito, ho continuato a scrivere poesia e ho iniziato a fare dei piccoli disegni a matita… e finalmente ho trovato la mia chitarra che ho dovuto spolverare ché ora e accanto alla mia scrivania per i momenti in cui voglio distrarmi dagli studi e soprattutto togliermi dagli schermi, ma a volte esagero. Anche se questi sbocchi sono comunque niente di serio o produttivo diciamo, ma sono senza dubbio dei modi per sfogarmi ed esprimermi.

Questi piccoli sbocchi creativi sono stati veramente importanti durante la pandemia e nei momenti difficili in cui magari mi sentivo giù o sommersa dallo stress dell’università’, o inquieta per il futuro.

Mi aiutavano sempre a liberarmi o distrarmi momentaneamente da questi sentimenti indesiderati, sia per via di rilasciare, poterli mettere al mondo e rendermi conto della loro temporalità, o meglio, la loro universalità. La scrittura soprattutto aiuta per me ad esprimere delle cose che magari non arrivo ad esprimere nel parlato.

In più, ho notato che tanti amici hanno iniziato anche loro a sviluppare dei sbocchi creativi durante la pandemia, anche iniziando a mettersi seriamente, ad esempio vendendo le loro creazioni o pubblicando la loro musica. E per me, questo è stato un bel modo di sentirmi ancora connessa con loro durante i periodi in cui non ci sentivamo o vedevamo.

I benefici dell’arte dulla salute mentale

Recentemente mi sono imbattuta su un articolo* affascinante che parlava dei benefici dell’arte sulla salute mentale. ed elencava i seguenti vantaggi:

  • Esplorare l’immaginazione e la creatività
  • Sviluppare l’autoconsapevolezza e l’autoriflessione.
  • Facilitare l‘espressione delle emozioni e i sentimenti difficili da verbalizzare attraverso le parole (ad esempio attraverso l’arte visuale)
  • Favorire l’accrescimento dell’Empatia – siccome l’arte e’ spesso uno sbocco molto emotivo, ci permette di essere più sensibili e aperti con i nostri sentimenti, così come quelli degli altri.
  • Inoltre, l’arte può favorire un’elevata capacità di comunicazione. Esprimersi creativamente permette a una connessione superiore con gli altri. Ad esempio, scrivere una lettera permette di esprimersi diversamente e più liberamente dal solito. Poi, e’ un gesto molto premuroso per il destinatario.
  • Altri benefici prevedono il miglioramento delle abilità cognitive, quali ad esempio: la concentrazione, l’attenzione e la memoria
  • La riduzione di ansia e stress. I sbocchi creativi ridurre livelli d’ansia e di stress mettendoci in uno stato di concentrazione assoluta chiamato lo “stato di flusso”. In questo stato, ci si puo distrarre dalle preoccupazioni e lo stress. In più, questo stato e’ spesso molto euforico. Lo “stato di flusso” facilita il rilassamento e stimola sentimenti di orgoglio e di successo personale.
  • Aiuta a rafforzare l’autostima

*L’articolo è questo: https://www.igeacps.it/i-benefici-psicologici-dellarte/

Questi sono i modi in cui io ho approffittato dall’arte e credo ne abbiano approffittato tanti altri durante la pandemia. Spero che vi sia interessato questo tema e che possa essere d’aiuto.

~

SJL 10/02/21

Déshabitué à la normalité

J’ai peur de m’avoir reculé trop

dans ces mots cette année,

qui m’ont protégé de la solitude,

de la douleur du rien qui s’est imposé sur nous.

Et surtout j’ai peur de ne pas pouvoir retourner

au normal quand il reviendra,

car je m’aurais trouvé trop bien ailleurs, ici

où les jours n’importent plus,

où les heures ne me manipulent plus,

où je ne suis plus dépaysé par la vitesse,

par la sensation de rien représenter,

où la paix est récupérable

dans la vue des choses si simples

comme les couleurs de tous les jours.

Mais j’ai peur, parce que je suis condamné

à ma fantasme d’avant,

qui me voulais fictive,

pas réelle, une simple dimension

pour en jouir, comme un bouquin.

Désormais je ne crois plus en moi-même,

et la réalité qui m’approche sournoisement

me menace.

J’ai peur, parce que ces mots m’importent plus que la compagnie,

et la compagnie me manque,

mais seulement cela des danseurs inconnus,

avec qui je partageais des nuits obscurcis,

qui rinçaient les silences de la solitude,

en partageant de la révolte,

des rêves et des futurs sans espoir,

sans verser voire un mot.

J’ai peur de la compagnie, et j’ai craigne surtout

d’en être dépendant,

j’ai tellement peur du douleur potentiel,

ou bien fatal,

de l’abandon.

Je l’évite en restant seule,

où bien dans la compagnie de ceux

qui sont tout autant éteints.

J’ai peur, parce que j’ai pu m’abstenir du

rôle désirable duquel je n’accomplisais jamais,

mais en m’en distançant, j’ai complètement oublié

comment me réinsérer dans la civilisation

sans y être bannie.

Je ne sais pas fuir de cet identité

sans m’éloigner encore plus

dans mes illusions.

~

SJL 31/12/20

Art or empirical joy

Enjoying life always seems to be

at the expense of understanding

and deciphering it,

making art of its estrangement.

It takes a height of oblivion

to experience freedom.

~

And so we detach ourselves from art,

treat it like mere fantasy

because it intimidates,

brings forth a truth we otherwise hide from,

and has ownership over everything real.

~

SJL 29/12/20

Parole senza sentimenti

Perché le parole,

a prescindere non siano i pensieri stessi,

hanno come compito di

riflettere precisamente ciò che proviamo,

ma quella sua capacità non ha valore

senza il nostro contributo,

di saper abbinarle coi nostri sentimenti

spesso sconosciuti.

~

SJL 26/12/20